Nell’ultimo consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana, il ardinale Angelo Bagnasco ha confidato: «Sogno una generazione nuova di italiani e di cattolici capaci non solo di sentire la cosa pubblica come importante ed alta, ma anche di spendersi per questo ideale». Io accolgo l’appello del cardinale Bagnasco. È tempo che i cattolici impegnati in politica, comprendano che quest’arte non può prescindere da alcuni punti fermi.
In primo luogo serve una robusta formazione spirituale per coloro che sentono una vocazione alla politica, che li prepari a gestire situazioni sempre più nuove. Una formazione che si fondi anche sulla consuetudine ai sacramenti e sulle meditazione della parola di Dio. Una educazione di cui si sono giovate tante generazioni di politici cattolici e che oggi invece sembra carente, penso ai politici come De Gasperi, Moro e La Pira.
In secondo luogo bisogna correggere l’immagine falsata dell’impegno pubblico che sembra esser ancor di più il luogo dove cercare vantaggi personali e privilegi, piuttosto che il campo dove cercare il bene di tutti. Oggi sono tanti i politici-amministratori che anziché servire i cittadini si servono dei cittadini.
Vi è un'altra criticità che da sempre accompagna le scelte politiche dei cattolici.
Conviene stare uniti in una piccola enclave di omologhi per meglio custodire e testimoniare i propri valori, o conviene quei valori metterli in gioco, come insegna la parabola dei talenti, confrontandoli e coinvolgendoli insieme a quelli portati in campo da altri, sino al limite massimo consentito di non sacrificarli? Il partito piccolo del cinque per cento che testimonia soltanto, o il fermento in una massa più ampia, cioè l’impegno in un partito grande destinato a fare storia?
Noi cattolici che militiamo nelle file del Partito Democratico, abbiamo scelto questa seconda strada. Abbiamo ritenuto inevitabile essere lievito di un grande partito. Con quali risultati?
Sui temi socio-economici nel PD la sintonia è ottima, purtroppo sui temi antropologici, che vanno dal concepimento fino alla morte naturale, alla tutela della famiglia, ai modelli educativi, le distanze sono esagerate. Per non parlare dello spazio ristretto che hanno i cattolici nella gestione del PD. Un esempio per tutte: nella lista del partito in provincia di Foggia dei candidati nove sono ex democratici di sinistra o addirittura comunisti, due dell’ex Margherita. E del mondo cattolico? Dell’associazionismo? Nessuno!!!
Comprendo che il partito debba essere gestito da chi ha vinto il Congresso provinciale e che gli stessi facciano le liste sulle regionali, ma se il partito lo coloriamo troppo di rosso come faremo a conquistare i voti dei moderati? Su questi temi sicuramente dopo le elezioni ormai prossime, si aprirà un dibattito serio e costruttivo. In attesa di un giusto confronto in campagna elettore, io accolgo l’invito del cardinale Bagnasco.
Gaetano Cusenza