Nulla è peggiore che trattare in chiave letteraria la storia e i caratteri di un popolo, proiettandoli in una sfera di evocazione nostalgica. Ne scaturisce, di solito, una frattura tra passato e presente in cui il primo non aiuta a capire il secondo. Non è da questo vizio che intendiamo lasciarci prendere la mano quando ci rifacciamo agli spiriti misteriosi e a tutta la mitologia che da secoli appartiene al popolo garganico.
Poiché l’etnia, quando c’è, parla da sola. E parla non soltanto attraverso la lingua usata nelle consuetudini normali della vita. È un mondo complesso, bello e fragile, terribilmente esposto alle offese dall’esterno; di fronte al mondo degli uomini si trova disarmata, la società dei consumi e della tecnologia la irride e l’aggredisce ogni giorno.
I garganici, con la loro lingua e la loro cultura, con le loro esigenze eternamente inappagate dai meccanismi di risposta del mondo ufficiale, sono un grande imbarazzo per la politica. L’etnia non s’inquadra nei partiti, non nella dinamica consumistica, e si ribella spontaneamente al livellamento generale.
Bisognerà pure un giorno, che tutti comprendano che il fermento dell’Europa è lì, nasce e si consolida dal progressivo rafforzarsi di coscienza di popoli naturali e dalla loro crescita.
I garganici, gente di mare e montagna, sono un anello importante di questa catena di popoli minoritari. Astrazione? Divagazioni di sognatori?
Il risveglio di coscienza dei garganici a molti può apparire il grido inutile d’un popolo frustrato, condannato dalla geografia e dalle leggi economiche alla subalternità nei confronti della più fortunata pianura. Ma ogni popolo, al momento giusto, ritorna sulla sua terra e vi ritrova gli spiriti e il patrimonio degli antenati.
Mio padre aveva ragione. Come tutti i profeti lui sapeva che un giorno l’abbandono e il deserto della montagna ci avrebbero messo – noi ultimi rimasti ad ascoltare di sera le ortiche crescere sulle soglie dei centri storici abbandonati – davanti alla necessità di credere che questi spiriti davvero ci sono e ci stringono da vicino e ci spiano quando lavoriamo o discorriamo o dormiamo.
E adesso confesso che sono un po’ impressionato, ho paura come se di momento in momento dovesse cadere una disgrazia sul nostro capo.
Penso che gli spiriti della montagna, dei boschi, che le anime dei nostri morti si vendicheranno dell’abbandono in cui abbiamo lasciato cadere la loro terra, del disamore che dimostriamo per le nostre origini, dell’ambiente che ci ha spinti a rifugiarci in appartamenti anonimi, lasciando alla preda dei ricchi forestieri i nostri prati.
Certamente gli spiriti si vendicheranno su noi, ultimi sopravissuti dell’antica gente, noi ultimi a maneggiare un’eredità d’idee, di abitudini e di beni materiali. Perché qualcuno ci vuole che paghi per sè stesso e per gli altri.
Donato Torraco
Direttore Editoriale di Jano